[…] Vogliono rimandarci, chiedono dove stavo prima, 
quale posto lasciato alle spalle. 

Mi giro di schiena, questo è tutto l’indietro che mi resta, 
si offendono, per loro non è la seconda faccia. 

Noi onoriamo la nuca, da dove si precipita il futuro 
che non sta davanti, ma arriva da dietro e scavalca. 

Devi tornare a casa. Ne avessi una, restavo. 
Nemmeno gli assassini ci rivogliono. 

Rimetteteci sopra la barca, scacciateci da uomini, 
non siamo bagagli da spedire e tu nord non sei degno di te stesso. 

La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi, 
nostra patria è una barca, un guscio aperto. 

Potete respingere, non riportare indietro, 
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata. 

Erri de Luca, dalla raccolta “Solo andata”

vignetta di Fabio Magnasciutti

[…] Vogliono rimandarci, chiedono dove stavo prima,
quale posto lasciato alle spalle.

Mi giro di schiena, questo è tutto l’indietro che mi resta,
si offendono, per loro non è la seconda faccia.

Noi onoriamo la nuca, da dove si precipita il futuro
che non sta davanti, ma arriva da dietro e scavalca.

Devi tornare a casa. Ne avessi una, restavo.
Nemmeno gli assassini ci rivogliono.

Rimetteteci sopra la barca, scacciateci da uomini,
non siamo bagagli da spedire e tu nord non sei degno di te stesso.

La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria è una barca, un guscio aperto.

Potete respingere, non riportare indietro,
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.

Erri de Luca, dalla raccolta “Solo andata”

vignetta di Fabio Magnasciutti

Suheir Hammad

"Quello che farò"

Non danzerò al suono dei vostri tamburi di guerra.
Non presterò loro la mia anima né le mie ossa.
Non danzerò al loro ritmo. Quel ritmo lo conosco.
Non ha vita.
Conosco intimamente la pelle che colpite.
Era viva una volta, cacciata, rubata, stirata.
Non danzerò al suono dei tamburi della vostra guerra.
Non salterò, non ruoterò, non farò acrobazie per voi.
Non odierò per voi e nemmeno odierò voi.
Non ucciderò per voi. Né tantomeno morirò per voi.
Non celebrerò il lutto uccidendo o uccidendomi.
Non verrò con voi né danzerò per le bombe solo perché tutti danzano.
Tutti possono aver torto.
La vita è un diritto, non collaterale o casuale.
Non dimenticherò da dove provengo.
Costruirò da me il mio tamburo.
Chiamerò accanto a me i miei cari, e innalzeremo lodi con la danza.
I nostri sussurri saranno i nostri tamburi.
Non mi presterò al loro gioco. Non presterò il mio nome e il mio ritmo alla vostra musica.
Io danzerò, resisterò, danzerò, persisterò e danzerò.
Il battito del cuore è più forte della morte.
Il vostro tamburo di guerra non fa più rumore del mio respiro. Haaa.

Sto ferma ferma ferma per essere anche altrove.
È questa la mia idea di mitezza – tende
a mettere a fuoco per vedere
anche sott’acqua in un perenne battesimo
perché se stai fermo fermo fermo
sprofondi nel senso della terra e si fa acqua
il gesto – fusione del creato – potenza di passaggio
verso lo stato aeriforme
una volta dichiarato che possiamo volare
soltanto se disposti a smettere di camminare.

Antonella Bukovaz

prati

Forse non è nemmeno vero
quel che a volte ti senti urlare in cuore:
che questa vita è,
dentro il tuo essere,
un nulla
e che ciò che chiamavi la luce
è un abbaglio,
l’abbaglio estremo
dei tuoi occhi malati –
e che ciò che fingevi la meta
è un sogno,
il sogno infame
della tua debolezza.

Forse la vita è davvero
quale la scopri nei giorni giovani:
un soffio eterno che cerca
di cielo in cielo
chissà che altezza.

Ma noi siamo come l’erba dei prati
che sente sopra sé passare il vento
e tutta canta nel vento
e sempre vive nel vento,
eppure non sa così crescere
da fermare quel volo supremo
né balzare su dalla terra
per annegarsi in lui.

Antonia Pozzi